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Cos’è LiberiDem

LiberiDem è un’associazione politico-culturale che nasce dalla consapevolezza e dalla constatazione che la politica, anche a sinistra che una volta si riteneva immune da questo rischio, ha grosse difficoltà a rappresentare i bisogni dei cittadini.
Nasce non come un partito politico ma come uno spazio di discussione, di eleborazione culturale. Si potrebbe definire tecnicamente una lobby, dove però ad essere rappresentati non sono gli interessi dei cosiddetti poteri in qualche modo forti, ma dei comuni cittadini.

Nel nostro Paese, la democrazia si può considerare un fatto compiuto o presenta margini di rischio?

LiberiDem distingue tra gli aspetti formali di uno stato democratico e quelli sostanziali. Noi siamo convinti, ad esempio, che la Repubblica, almeno nelle sue enunciazioni costituzionali, non sia solo una democrazia, ma qualcosa di più: una comunità. Non per niente l’art. 1 recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” ,come a rimarcare l’importanza della solidarietà e della dignità umana che attraverso il lavoro, appunto, si concretizzano. A voler ribadire questa sua impostazione laburista, aggiunge all’art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.” Ma non solo, si spinge anche oltre, fino a sancire all’art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”
Ebbene, oggi l’Italia è tra quelle nazioni europee ad aver il più alto numero di inattivi (una strana voce che mette insieme disoccupati e quanti, scoraggiati, il lavoro quasi non lo cercano più); di giovani lavoratori sfruttati che in spregio all’art. 36 con difficoltà sbarcano il lunario con quel po’ che guadagnano; di altri che si ritrovano conculcato l’art. 40 (il diritto di sciopero): non viene esercitato nell’ambito delle leggi che lo regolano, ma dalle disposizioni delle aziende che invece, in cuor loro, vorrebbero abolirlo; altri invece si ritrovano a fare i conti con il terzo periodo dell’art. 36, quello delle ferie: non le prendono.
Sarà per questo, forse, che tempo fa, quando Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio, lo stesso si lasciò sfuggire una molto infelice affermazione, una di quelle che Indro Montanelli avrebbe definito scempiaggini. Disse che la Costituzione italiana era di stampo sovietico. Qualche mese dopo diede mandato ai suoi scherani di privarla dell’art. 41, quello che recita: “L’iniziativa economica privata é libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. In realtà, lui non contestava la libertà di impresa, ma quelle prescrizioni successive che le impedivano libertà incontrollata. L’operazione per fortuna fallì. Ma oggi ci chiediamo, siamo davvero sicuri che quel divieto sia del tutto effettivo? Alcune vicende dei nostri giorni, come la condizione dei lavoratori della logistica (le piattaforme Amazon ne sono il paradigma più appropriato) non sono un esempio di impresa rispettosa della sicurezza (quindi della salute) o della dignità umana.

Cos’è la politica generativa?

Cito la sintesi che fa Becchetti delle idee di Guglielmo Minervini: “Nell’approccio tradizionale “a due mani” si affida a mercato e istituzioni il compito sovrumano di trasformare la somma degli egoismi individuali dei cittadini homines economici (la cui felicità dipenderebbe unicamente dall’accrescimento del proprio benessere economico) e la somma degli appetiti al massimo profitto degli imprenditori in benessere per la collettività... Di fronte a tutti questi problemi la soluzione teorica (ma, vedremo subito, anche pratica e concretamente applicabile) è quella del passaggio a un sistema “a quattro mani”, dove il mercato e le istituzioni buone vengono aiutate dall’impegno complementare dei cittadini responsabili che partecipano e votano col portafoglio e da imprese multistakeholder che abbandonano il modello della massimizzazione del profitto ”non-importa-come” e diventano cooperative eque e solidali (b-corporation nell’esperienza americana) preoccupandosi di creare valore in modo socialmente e ambientalmente sostenibile.”
Le società democratiche sono tali solo in apparenza, se si considera che sono costantemente minacciate da forti interessi economici di gruppi o individui che inesorabilmente trovano sponde compiacenti nelle istituzioni. La somma degli egoismi individuali di cittadini ad una sola dimensione, combinata con gli appetiti smisurati di taluni tipi di imprenditori, non genera benessere, ma cambiali, debiti posti a carico delle generazioni future.
L’egoismo, per sua natura, è l’attitudine dell’individuo a concentrarsi sui propri esclusivi interessi, credendo erroneamente che i suoi interessi non siano mai sovrapponibili a quelli collettivi. In realtà, oltre che sbagliata questa è una convinzione destinata ad essere smentita dai fatti, ed oggi di contraddizioni di questo tipo ne viviamo quotidianamente, forse perchè ormai abbiamo raggiunto e superato il punto di rottura. Ne è un esempio il caso di Taranto. La somma degli interessi individuali dei lavoratori del siderurgico e quello degli appetiti imprenditoriali ha da tempo smesso di produrre benessere e lo scontro diventa tra chi ritiene più cogenti gli interessi dell’industria e chi invece crede siano dominanti quelli dei cittadini a vivere in una città non mortifera.
LiberiDem non ha ovviamente una soluzione, ma propone semplicemente un metodo.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 25/01/2018 h 12:48:30
Modificato il 27/01/2018 h 19:37:04

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